Tracciando idealmente un transetto che si estende dalla riva del torrente Cervaro verso il cuore del Parco Naturale si incontra dapprima una fascia che emerge solo per un breve periodo dell’anno e si caratterizza per la presenza di piante annuali con un ciclo biologico molto rapido (prevalentemente poligoni e graminacee). Sono tutte piante a distribuzione molto ampia capaci di approfittare con piu facilita' delle altre di un terreno molto ricco di azoto. Questa ampia disponibilita' di nitrati e' anche causata dai reflui immessi nel torrente. Procedendo lungo il transetto segue un’altra fascia sempre periodicamente sommersa, ma per periodi meno lunghi. Spesso sono piante fornite di stoloni in grado di riprodursi facilmente per via vegetativa tanto da formare consorzi estesi e compatti. Tra queste possiamo ricordare ad esempio la Cannuccia di palude e la Tifa. Al di sopra del livello medio estivo del torrente Cervaro troviamo poi una terza fascia caratterizzata dalla presenza di modeste piante legnose. Si tratta generalmente di salici a portamento arbustivo come ad esempio il Salice bianco. Questi alberelli, alti non piu' di qualche metro, sono particolarmente adatti a sopportare le forti sollecitazioni della corrente: i loro rami tanto flessibili da non opporre nessuna resistenza all’acqua e l’apparato radicale cosi esteso e profondo permettono infatti di contrastare la forza delle piene. Anche se sono ricoperti completamente dal torrente, minacciati dall’erosione e scossi dalla corrente, nella maggior parte dei casi non subiscono alcun danno. La fascia successiva e' costituita da quella porzione del letto del torrente che viene inondata durante le normali massime di piena. Questa ovviamente rimane scoperta per un periodo piu' lungo rispetto alle fasce precedenti, ma viene comunque sommersa regolarmente dall’acqua. Qui gli alberi, in genere salici e pioppi, sono ormai un elemento costante della vegetazione. In questa quarta fascia possiamo distinguere due livelli ulteriori un primo costituito da salici a portamento arboreo, come lo sono ad esempio il Salice fragile ed il Salice bianco, e un secondo livello ancora piu' alto costituito principalmente dai pioppi (Pioppo bianco e nero). Questo transetto ideale si conclude con il bosco di Roverelle. La cosi detta foresta planizaria costituita anche da Carpino bianco, varie specie di aceri, frassini e molti altri alberi ed arbusti.
La vegetazione: I boschi planiziali un tempo coprivano per intero le maggiori pianure italiane e medio europee, ma in passato sono stati distrutti quasi totalmente a causa del bisogno di legname e per fare posto alle colture intensive. Queste formazioni boschive sono state storicamente quelle piu soggette a trasformazione agricola, com’e noto infatti le aree pianeggianti sono state oggetto di notevoli disboscamenti gia ad opera dei Romani. Per questi motivi oggi sono pochissime le regioni d’Italia che hanno la fortuna di annoverare nel proprio patrimonio naturalistico un bosco planiziale, la piu importante formazione di questo tipo e' senz’altro costituita dal Bosco della Mesola in Emilia Romagna. Anche in provincia di Foggia troviamo delle significative testimonianze di bosco planiziale dal bosco dell’Incoronata sul torrente Cervaro a quello di Dragonara sul fiume Fortore. Si tratta di habitat estremamente ricchi di specie che grazie all’umidita', la fertilita' e alla profondita' dei suoli trovano un ambiente ideale per il loro sviluppo.